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Decreto debiti PA, emendamento M5S: spazi finanziari assegnati con criterio “cronologico” nazionale

Decreto debiti PA, emendamento M5S: spazi finanziari assegnati con criterio “cronologico” nazionale

La solita politica egoista, miope e legata solo ad interessi campanilistici e di bottega rischia di affossare gli effetti positivi del decreto sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, che da solo vale 40 MLD da distribuire tra il 2013 ed il 2014.

A farne le spese sarebbe, come sempre, il tessuto delle imprese italiane. Basterebbe poco, ovvero comportarsi come un buon padre di famiglia, per evitare ciò: basterebbe pagare le imprese solo in base all’anzianità del credito maturato, tralasciando alchimie burocratiche.
In commissione Bilancio dove è in corso l’esame dell’iter emendativo del DL 35 2013, il M5S ha presentato numerosi emendamenti, alcuni già respinti dalle altre forze politiche. Tra questi ce n’è uno che può essere ancora approvato e che rischia di essere boicottato dai partiti e dal governo per assoluta mancanza di coraggio.
Si tratta di quello relativo alla procedura con la quale lo Stato (il Ministero delle finanze) assegnerà le risorse (spazi finanziari ed anticipazioni finanziarie) che ogni ente locale (Regioni, Province, Comuni etc etc) riceverà per saldare i debiti con le imprese.
La procedura attuale stabilita dal Decreto 35 2013 prevede l’intervento delle Conferenza Città – Stato e Conferenza delle Regioni che indichino al MEF come attribuire queste risorse.
In questo modo l’attribuzione rispetterà criteri campanilistici, ovvero proporzionali alle richieste dei singoli enti. E non delle singole imprese.
In sostanza è come se un padre di famiglia, che non dispone dei soldi necessari ad onorare tutti i suoi debiti, per non scontentare nessuno, pagasse un po’ a tutti, senza rispettare quel fornitore al quale deve i soldi da più tempo, pur di accontentare anche quello che gli ha fornito la spesa il giorno prima e che quindi potrebbe ragionevolmente attendere un po’.
Questo modo strabico di confrontarsi con le proprie responsabilità finanziare nasce dal fatto che gli enti locali pretendono , in questo decreto, di far valere in primis i propri interessi e non quelli del tessuto produttivo e di PMI, che consente a questo Paese di andare avanti!
Questo egoismo politico porterà alla chiusura di altre aziende proprio in quei territori gestiti da enti poco virtuosi, dove i cittadini già soffrono per i disservizi causati dagli stessi enti. Quei cittadini continueranno a perdere il proprio lavoro perché le imprese continueranno a morire “aspettando Godot”, ovvero il credito.
Il M5S ha proposto, in sede di emendamenti, di inserire un criterio semplice, eticamente corretto, che non prevede alcun accordo tra gli enti locali (e quindi tra ipolitici). Un criterio che si concentra, com’è giusto che sia, esclusivamente sulle imprese, vere vittime dell’inefficienza finanziaria della PA.
Senza creare alcuna discriminazione tra queste, il metodo trasparente che abbiamo avanzato in Commissione consiste nell’attribuzione degli spazi finanziari ai singoli enti sulla base di un puro criterio cronologico nazionale.
Niente distinzioni geografiche quindi per i nostri debiti ma soltanto cronologiche, avvero di anzianità del credito vantata dall’impresa per lavori già effettuati.
A quel punto il MEF non dovrà fare altro che, una volta completata la lista di tutte le fatture da pagare da parte dei singoli enti (già fornita alla data del 30 Aprile scorso), ognuna con la sua data di scadenza, ordinarle cronologicamente e , partendo dalla più anziana, attribuire l’interezza dei fondi disponibili risalendo l’elenco. Una volta terminati i fondi, che non basteranno comunque a coprire l’intero elenco, sarà sufficiente raggruppare nuovamente le fatture coperte per singolo ente attribuendo il relativo spazio finanziario ottenuto dalla somma dei rispettivi importi.
In questo modo verrebbero pagate, per prime, quelle imprese che vantano crediti più anziani e poi quelle con debiti più giovani. Il risultato di questa operazione sarebbe un riequilibrio degli indici di sofferenza creditizia delle aziende italiane sull’intero territorio nazionale dando ad ognuna di esse la stessa opportunità di ripartire.
No a discriminazioni dei debiti della PA

Nessuno deve restare indietro

 

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