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Decreto EcoBonus, emendamento M5S: adottare “Certificato Credito Fiscale” per l’emersione del nero

Decreto EcoBonus, emendamento M5S: adottare “Certificato Credito Fiscale” per l’emersione del nero

Eccoci arrivati, il DL 63/2013, detto “Ecobonus”, non è stato ancora incardinato in commissione, ma già sappiamo che il termine per la presentazione degli emendamenti scade Lunedì 22 luglio alle 19:00.

Sull’eco-bonus, relativo alle ristrutturazioni edilizie, per i pagamenti effettuati e documentati sostenuti a partire dal 1° luglio 2013 fino al 31 dicembre 2013, spetterà la detrazione dell’IRPEF per una quota pari al 65% degli importi IVA compresa, ripartita in 10 quote annuali di pari importo. Per interventi su parti comuni degli edifici condominiali di cui agli articoli 1117 e 1117-bis del codice civile o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio tale termine è spostato fino al 30/06/2014.

Per le ristrutturazioni edilizie, senza caratteristiche energetiche, è prorogato il superbonus dal 36% al 50% fino al 31/12/2013, ritornando successivamente al 36%.

Il M5S nutre alcune perplessità!

Le classi di reddito più basse, maggiormente localizzate al Sud (vedi grafico) potrebbero non avere la possibilità di eseguire piccoli interventi di ristrutturazione: la dilazione dell’agevolazione IRPEF in 10 anni appare un orizzonte troppo lontano e poco concreto.  Inoltre una riduzione temporale dello spalma irpef potrebbe comportare problemi di copertura per lo Stato per i più ampi impatti sul gettito. Restando così le cose il sistema di “contrasto d’interessi” perde quindi forza attrattiva, facendo propendere il committente ad ottenere un più immediato beneficio, anche se di minore entità, ricorrendo al nero.

 

grafico-1

 

Proporremo  il “Certificato di Credito Fiscale”:

Il proliferare di micro imprese, soprattutto nel settore Edile, nelle regioni in cui il controllo degli enti locali è più inefficiente, dove minore è il reddito medio dei cittadini, rafforza l’economia sommersa che è in grado di offrire le stesse prestazioni a costi più bassi perché sgravata dai relativi costi tributari.

Per rafforzare maggiormente la competitività di imprese in regola, e che non fanno uso del sub-appalto, spesso sede di condizioni lavorative sommerse, si individua nei contributi previdenziali versati dall’impresa il tetto massimo dell’importo dei certificati di credito fiscale che annualmente l’impresa stessa è autorizzata ad acquisire.

Saranno dunque sfavorite imprese che dichiarano ridotti volumi d’affari rispetto a quelli effettivamente svolti, anche tramite l’utilizzo di lavoro in nero.

L’obiettivo dell’emendamento, a cui sto lavorando insieme con gli altri parlamentari del Movimento in Commissione Finanze, è quello di contrastare efficacemente la convenienza dell’esecuzione dei lavori in nero attraverso un meccanismo prevalentemente amministrativo, che non ha alcun costo per lo Stato.

Questo lo si può fare ricorrendo ad un nuovo strumento finanziario, il “Certificato di Credito Fiscale”, che consente al sistema bancario di finanziare, in ultima istanza, un rilancio dell’economia e l’emersione del nero.

L’emendamento introduce per il committente dei lavori, in via facoltativa, la possibilità di “cedere la propria agevolazione fiscale all’impresa/e esecutrice/i  per la quota corrispondente a quelle riconosciute dalle prestazioni fatturate e pagate in base alla legislazione vigente. Contestualmente il committente rinuncia al diritto all’agevolazione stessa”.

La cessione dell’agevolazione avviene mediante un “Certificato di Credito Fiscale” che sarà emesso dall’Agenzia dell’Entrate ed assegnato al contribuente, con valore nominale e scadenze calcolati per legge.

L’azienda potrà acquisire dal committente il diritto di usufruire del CCF, scontandolo con lo stesso valore e negli stessi termini temporali. Da ciò si attende che il committente ottenga uno sconto immediato sul lavoro eseguito, anche se di importo inferiore del valore nominale del CCF.

Una volta ottenuto il CCF l’impresa esecutrice potrà cederlo a sua volta a terzi sul mercato finanziario (banche, fondi, ecc.) non scontando però il conteggio del totale dei certificati acquisiti nell’anno fiscale al fine di determinare la propria soglia massima in funzione dell’ammontare dei propri versamenti previdenziali.

Le banche o gli istituti finanziari che acquisiranno i CCF li sconteranno per il valore nominale residuo e nei termini temporali previsti fino all’estinzione del gli stessi. Le banche e gli istituti finanziari potranno acquisire CCF senza alcun vincolo di valore massimo.

L’Agenzia dell’Entrate o il MEF dovranno emettere appositi regolamenti per poter attuare il procedimento in ogni suo aspetto, contemplando meccanismi di comunicazione elettronica per tutte le transazioni fiscali tra i soggetti interessati e per il tracciamento della titolarità del diritto ad usufruire del CCF nell’anno fiscale o parte di essa.

In questo modo si potrà realmente contrastare con efficacia la convenienza dell’esecuzione dei lavori in nero

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