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Girolamo Pisano, intervento alla Camera sull’emendamento Durt: “A tutela delle imprese oneste”

Girolamo Pisano, intervento alla Camera sull’emendamento Durt: “A tutela delle imprese oneste”


Grazie Presidente e onorevoli colleghi

Grazie presidente per avermi chiamato Girolamo e non Giacomo

Il mio intervento sarà focalizzato sull’art. 50 del DL69 così come emendato durante i lavori della Commissione Bilancio. L’emendamento approvato mi vede primo firmatario insieme ai colleghi della commissione Finanze del M5S Barbanti, capogruppo, Villarosa e Pesco che hanno lavorato e condiviso con me il contenuto del complesso testo. Testo realizzato con il competente lavoro del nostro ufficio legislativo, che ringrazio, e grazie alla straordinaria competenza del prof. Pino Buonadonna , docente universitario di Diritto Tributario nonché ex Direttore dell’Agenzia dell’Entrate provinciale.

1) Lo stato della legislazione attuale

Com’è noto agli addetti ai lavori, la Responsabilità solidale con il sub appaltatore delle imprese coinvolte negli appalti di opere o di servizi, è stata introdotta dal comma 28 e seguenti dell’art.35 del DL 223 del 2006 a firma del presidente Prodi e dei ministri Bersani e Padoa Schioppa. Abrogata dal Ministro Tremonti e poi reinserita dal governo Monti, prima del Decreto del fare in esame, vigeva sia sulle ritenute di acconto operate dai datori di lavoro per conto dei propri dipendenti, che sull’imposta sul valore aggiunto dovuta allo stato, quest’ultima abrogata sia nel testo originale dell’art. 50 che nella sua versione attuale a seguito dell’emendamento.  Non io n’è il movimento 5 stelle abbiamo introdotto questo meccanismo si solidarietà.

Punto sempre molto controverso è quello introdotto dal comma 28- bis, già presente nell’originario testo del DL 223 del 2006, che consente al committente la possibilità di sospendere il pagamento del corrispettivo dovuto all’appaltatore, se non abbia preventivamente ottenuto da esso documentazione sufficiente ad attestare che i versamenti fiscali, da questo dovuti e scaduti alla data del pagamento, siano stati correttamente effettuati. Lo stesso comma rende tale verifica di fatto obbligatoria e non più facoltativa introducendo una sanzione per il committente inadempiente di importo da 5.000 a 200.000 euro.

Al fine di far venir meno tale solidarietà, il comma 28 prevede la possibilità di ottenere dall’appaltatore un’asseverazione attestante la corretta esecuzione dei predetti adempimenti fiscali. In seguito, nel 2012 una nota circolare dell’Agenzia dell’Entrate ha chiarito che, in alternativa alle asseverazioni prestate dai CAF Imprese e dai professionisti abilitati, sarebbe stata sufficiente una dichiarazione sostitutiva con cui l’appaltatore/subappaltatore attesta l’avvenuto adempimento degli obblighi richiesti dalla disposizione.

In parole povere, se il committente vuole liberarsi dal rischio di sanzioni o solidarietà con il proprio fornitore, deve farsi rilasciare da quest’ultimo un’autocertificazione nella quale esso dichiara di essere in regola. Ribadisco che  quanto descritto è già in vigore dal 2006.

Tutto ciò premesso lo scenario paventato da diverse associazioni di categoria e note testate giornalistiche ad esse collegate, secondo il quale solo il testo emendato, introducendo il DURT, causi il blocco dei pagamenti per tutte quelle imprese che, in difficoltà con i versamenti fiscali, non possano ottenere il citato certificato è risibile, poiché è già oggi consolidato questo scenario. Un impresa in difficoltà con i pagamenti già oggi infatti non può ottenere asseverazione e n’è produrre autocertificazione attestante la propria regolarità a meno di non incorrere in un reato penale per falsa dichiarazione e conseguentemente il committente non può già oggi procedere al relativo pagamento.

2) L’emendamento ed il DURT

Vediamo invece di chiarire in cosa consiste questo nuovo strumento certificativo e quali le fasi per la sua corretta applicazione.  L’emendamento, per ottenere il parere favorevole del governo, a seguito della riformulazione da esso proposta, lascia inalterata la volontà di mantenere la responsabilità solidale sui soli versamenti delle ritenute di acconto eliminandola per l’Imposta su valore aggiunto. La regolarità nel versamento dell’IVA da parte dell’appaltatore non è quindi per il committente un vincolo per poter eseguire il pagamento del corrispettivo dovuto.

Il resto dell’emendamento mette in piedi il nuovo meccanismo che ripara ad una delle più assurde storture della PA italiana, condannata anche dall’Europa, stortura che mette sulla spalle delle imprese l’onere di eseguire controlli fiscali.

Attraverso l’utilizzo di comunicazioni telematiche all’Agenzie dell’Entrate, già previste dalla legislazione vigente la stessa è chiamata ad emettere digitalmente il certificato di regolarità tributaria necessario al committente per potersi liberare dalla responsabilità solidale e provvedere al pagamento del corrispettivo al fornitore. Questo è il DURT, che entrerà in vigore esclusivamente dopo che la stessa agenzia, con Decreto direttoriale, ne abbia definito tutti i dettagli e le modalità per ottenerlo e solo dopo che siano stati definiti tutti i giusti criteri di tolleranza, i casi particolari, gli estremi. Nessun appesantimento per le imprese che anzi vedrebbero scomparire il DURC, assorbito da questo nuovo strumento disponibile online su di un portale appositamente predisposto dall’agenzia stessa. Un portale pubblico sul quale tutti i cittadini potrebbero scegliere imprese certificate prima di firmare con esse un contratto di appalto, certi, che non incapperanno nella responsabilità solidale.

3) Conclusioni

In tutta questa levata di scudi, alla quale abbiamo assistito in questi giorni, quantomeno non è stato detto che il DURT è una tassa, altrimenti sarebbe stato inutile rispondere ad una semplice ed infondata provocazione. Le imprese già comunicano tutti i dati che saranno necessari al sistema informativo che l’AdE dovrà predisporre per l’emissione della certificazione.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque e che non si dica più che la burocrazia aumenterà.

Nelle more dell’entrata in funzione del  nuovo sistema nulla cambia, salvo il restringimento della responsabilità solidale alle sole ritenute d’acconto, questo c’è scritto nell’articolo 50 del DL Fare emendato a mia firma e degli altri componenti della commissione Finanze del M5S alla Camera.

Non sarà affatto necessario per l’appaltatore  “ottenere” bollini dall’AdE e neppure chiedere di essere pagati,  ciò che accadrà è che i committenti che oggi devono preoccuparsi di ottenere dal proprio fornitore l’asseverazione di regolarità che li scagioni dalla responsabilità solidale, non avranno più questa preoccupazione, sarà la pubblica amministrazione a fornirgliela, digitalmente, attraverso un click su un portale appositamente predisposto.

Che non si dica più quindi che lo stato scarica i controlli fiscali, di sua competenza, sulle imprese, non è così con il meccanismo del DURT, come non lo è con il DURC

E’ vero, ci sono storture nel sistema e vanno corrette, purtroppo il governo sta varando Decreti Legge in quantità record ed è impossibile lavorare su un progetto organico che introduca contemporaneamente semplificazioni e flussi informativi. Ora stiamo ai flussi, poi ottenuti quelli, batteremo immediatamente sulle semplificazioni: il contrario non è possibile.

Stiamo andando inesorabilmente verso la fatturazione elettronica, oggi già in corso di completamento nel sistema dei rapporti tra privati e la PA. L’ipotesi di renderla necessaria anche tra privati è fondamentale per contrastare l’evasione fiscale che è a quote pazzesche e valutata intorno al 25%.

Con tutto questo rumore che si sta facendo attorno alla innovazione contenuta nel DURT , si sta perdendo di vista il più grosso problema dell’impresa Italiana, la concorrenza sleale, annidata in 140 Mld di euro all’anno di evasione fiscale. 140 Mld di evasione fiscale all’anno!!!!

Chiedetelo agli imprenditori onesti, a quelli che tutte le mattine si svegliano e rispettano le regole a coloro che chiedono allo stato di garantirli facendole rispettare. Chiedeteglielo: preferite un concorrente sleale che straccia i prezzi sul mercato perché non paga i dipendenti utilizzando lavoro nero, cambiando continuamente ragione sociale, oppure preferite continuare ad inviare alcuni dati contabili allo stato sapendo che finalmente riuscirà a fare da garante?

Chiedeteglielo.

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