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Stabilità 2015 “bonus 80 euro”, emendamento M5S: “Meno iniquo e va a famiglie che ne hanno bisogno”
Mimmo Pisano M5s

Stabilità 2015 “bonus 80 euro”, emendamento M5S: “Meno iniquo e va a famiglie che ne hanno bisogno”

La versione definitiva del Bonus 80 Euro di Renzi, inserita nella Legge di Stabilità 2015, continua ad essere iniqua.

Una famiglia composta dai soli coniugi che percepiscono ognuno un reddito inferiore a 24.000 euro, hanno diritto entrambi al bonus.

Una famiglia invece composta dai coniugi e anche da figli, con un unico reddito complessivo di 27.000 euro, sebbene in condizioni economicamente peggiori del nucleo familiare dell’esempio precedente, non ha diritto al bonus.

L’emendamento che propongo risolve questo problema utilizzando come parametro per ottenere il bonus non più il “reddito complessivo” ma un “indicatore di reddito” equivalente ISRE derivato dall’ISEE.

L’effetto è quello di spostare la platea degli aventi diritto al bonus a coloro che ne hanno davvero bisogno. Questo approccio, oltre ad essere equo, ha un effetto più immeditato sull’economia poiché la propensione alla spesa di quelle famiglie è decisamente più elevata.

Rispetto alla versione di Renzi 2015, con l’aumento del range di decrescenza a 3000 (18.000 – 21.000) viene anche risolto il problema della cosiddetta “trappola della povertà” per la quale, in corrispondenza di un maggior reddito lordo, si verifica un minor reddito netto!

 

Ecco il testo dell’emendamento

All’articolo 4 apportare le seguenti modiche:

a) Al comma 1, sostituire le parole: “Qualora l’imposta lorda determinata sui redditi di cui agli articoli 49 , con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l), sia di importo superiore a quello della detrazione spettante ai sensi del comma 1,” con le seguenti: “Sui redditi di cui agli articoli 49, con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), e 50, comma 1, lettere a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l),”

b) sostituire i numeri 1) e 2) con i seguenti:

“1) 960 euro, se l’indicatore della situazione reddituale equivalente (ISRE), definito come rapporto tra l’indicatore della situazione reddituale e la scala di equivalenza come individuati dal decreto del Presidente del consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159 non è superiore a 18.000 euro;

2) 960 euro, se l’indicatore della situazione reddituale equivalente (ISRE), definito come rapporto tra l’indicatore della situazione reddituale e la scala di equivalenza come definiti dal decreto del Presidente del consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159 non è superiore a 21.000 euro. Il credito spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 21.000 euro, diminuito dell’ISRE, e l’importo di 3.000 euro

c) al comma 2, aggiungere in fine il seguente periodo:

“Per beneficiare dell’erogazione del credito di cui all’articolo 13, comma 1-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, il beneficiario deve presentare al datore di lavoro il certificato I.s.e.e. attestante l’indicazione della situazione economica equivalente del nucleo familiare, affinché questi possa derivare l’indicatore della situazione reddituale equivalente e di conseguenza la spettanza del credito.

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