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Legge Severino, eccesso di potere del tribunale Napoli: per Cassazione non poteva decidere sul decreto Renzi che sospese De Luca

Legge Severino, eccesso di potere del tribunale Napoli: per Cassazione non poteva decidere sul decreto Renzi che sospese De Luca

Il governo della Regione ed il governatore De Luca stanno in piedi grazie ad un “eccesso” di potere del tribunale di Napoli, perpetuato ai danni dei cittadini a mezzo di una sentenza sulla quale, per giunta, sta indagando anche la Procura Generale di Roma per una ipotesi di corruzione giudiziaria!

 

L’eccesso di potere lo hanno evidenziato le Sezioni Unite della Cassazione nelle motivazioni del ricorso respinto dell’avvocato Pellegrino.

 

Nella sentenza si rileva infatti che il Tribunale di Napoli non solo non aveva giurisdizione in ordine al DPCM del Presidente del Consiglio, quanto non avrebbe potuto assumere alcuna decisione su tale DPCM firmato da Renzi, ipotizzandosi una manifesta violazione di legge.

 

Questo varrebbe naturalmente anche per la nuova decisione che i giudici del tribunale di Napoli dovrebbero prendere su De Luca in questi giorni, dopo l’udienza del 17 dicembre.

 

La Corte rileva infatti come il Governo, che aveva emesso il DPCM, aveva il dovere di sollevare il vizio di eccesso di potere giurisdizionale del Tribunale di Napoli e di impedire che un Tribunale andasse ad incidere, con il provvedimento di sospensione, sul potere esecutivo.

 

La Cassazione non solo bacchetta i giudici ma anche il Governo che è stato inattivo di difesa. Forse perché compiacente?

 

Queste che annoto di seguito sono le parti salienti della motivazione della sentenza delle Sezioni Unite da cui viene fuori la realtà dei fatti.

 

Sentenza delle Sezioni Unite, Punto 4:

“…..il provvedimento giudiziario che comporta la sospensione  dalla carica, agli organi che hanno convalidato l’elezione o deliberato la nomina, invece l’art. 8, comma 4, elevando il livello di coinvolgimento del potere esecutivo quale responsabile dell’indirizzo politico generale nei provvedimenti che incidono, anche in via sanzionatoria, sulla permanenza degli organi di vertice della Regione e quindi sulla stessa autonomia regionale (sulla rimozione cd. Sanzionatoria del Presidente della Giunta regionale v. Corte Cost. n. 219 del 2013), prevede che il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentiti il Ministro per gli affari regionali e il Ministro dell’interno, “adotta il provvedimento che accerta la sospensione”; provvedimento di cui nel giudizio a qua il ricorrente De Luca chiede l’”annullamento e/0 disapplicazione”.

Ma c’è che, in questo giudizio per regolamento preventivo, né il ricorrente né il controricorrente pongono in dubbio che l’adito tribunale di Napoli, quale giudice ordinario, sia fornito di giurisdizione per decidere il ricorso introduttivo del giudizio; e quindi non pongono questa questione che certamente è di giurisdizione. Né per altro verso essa si pone in ragione della regola generale della rilevabilità di ufficio della questione di giurisdizione che presuppone che un giudizio ex art. 41 c.p.c. sia ritualmente proposto perché questa Corte possa dichiarare la giurisidizone e quindi implica la verifica preliminare che un ammissibile ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione sia stato dal ricorrente proposto; ricorso che appunto nella specie, come si viene ora ad argomentare, incontra una preclusione di carattere processuale perché non supera il vaglio di ammissibilità. La questione che invece solleva il ricorrente ed in ordine alle quali si è instaurato il contraddittorio sono altre e ben diverse”.

 

Il Punto 4 evidenzia che nella procedura di adozione del DPCM, diversamente dalla sospensione che avviene tramite Prefetto, il coinvolgimento dell’organo esecutivo è diretto poiché il potere esercitato con la sospensione è finalizzato alla permanenza o meno dell’organo regionale ed incide sulla stessa autonomia della regione. E quindi De Luca, ricorrendo al Tribunale di Napoli quale giudice ordinario, ha chiesto di sospendere il DPCM e dunque di incidere sul potere esercitato dall’organo esecutivo.

Con l’azione esercitata dall’avv. Pellegrino posta in discussione la carenza/difetto di giurisdizione del giudice ordinario, come avrebbe dovuto proporsi e rilevarsi, e né la Suprema Corte avrebbe potuto rilevarlo di ufficio per l’impossibilità di accedervi di ufficio allorché l’azione proposta da Pellegrino si palesava inammissibile.

 

Sentenza delle Sezioni Unite, Punto 8:

“L’eccesso del potere giurisidizionale acquista invece una sua autonomia al di là del verificato ampliamento, in via interpretativa e giurisprudenziale, dell’ambito del sindacato sulla giurisdizione laddove sia precluso il sindacato di legittimità ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 8 allorché si raffronti il potere giurisdizionale rispetto ad altri poteri dello Stato. Ma in tale evenienza il rimedio è altro e si colloca al livello apicale, quello del giudizio costituzionale, come conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.”

 

Dal  Punto 8 si evince che proprio perché non rilevato dagli avvocati con la chiesta azione dinanzi alla Corte di Cassazione, il Supremo Consesso rileva che in un caso come quello in esame il rimedio si colloca ad un livello apicale, quello appunto del giudizio costituzionale quale conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, quello giudiziario e quello esecutivo.

Ma né l’Avvocatura dello Stato, né le parti privati hanno nemmeno sospettato che vi fosse un conflitto di attribuzione, dubitando che il giudice ordinario avesse perpetrato un eccesso di potere giurisdizionale.

 

 

Sentenza delle Sezioni Unite, Punto 9:

“Nella specie il potere dello Stato, che a fronte del potere giurisdizionale viene in rilievo, appare essere semmai quello del Governo che ha emesso il DPCM impugnato e la cui efficacia è stata sospesa con provvedimento del Tribunale di Napoli contestualmente alla sollevazione dell’incidente di costituzionalità, senza che l’interventore ad opponendum nel giudizio a qua e ricorrente nel presente giudizio possa, per il tramite del proposto regolamento preventivo, dedurre egli stesso siffatto ipotizzato vizio di eccesso di potere giurisdizionale quasi in via di  sussidiarietà”.

 

Anche qui la Corte rileva come il Governo, che aveva emesso il DPCM, aveva il dovere di sollevare il vizio di eccesso di potere giurisdizionale del Tribunale di Napoli e di impedire che un Tribunale andasse ad incidere, con il provvedimento di sospensione, sul potere esecutivo.

 

Sentenza delle Sezioni Unite, Punto 10:

“Quand’anche si ipotizzasse l’abnormità del provvedimento reso da quel giudice ed in riferimento ad essa si disegnasse un regime impugnatorio differenziato, non di meno in un’evenienza siffatta si rimarrebbe sempre e solo all’interno dei meccanismi processuali del sistema delle impugnazioni senza possibilità di ibridare il regolamento preventivo di giurisdizione deviandolo verso una funzione impugnatoria di un provvedimento abnorme del giudice”.

 

L’azione intentata da Pellegrino non avrebbe potuto permettere alla Suprema Corte di decidere una tale questione di giurisdizione perché non solleva, nel mentre avrebbe dovuto essere sollevata con il mezzo dell’impugnazione- ricorso straordinario-.

 

Sentenza delle Sezioni Unite,Punto 11:

“Sostanzialmente…..in una fattispecie analoga di provvedimento d’urgenza concesso dal giudice nel corso di un giudizio di primo grado non applicando una disposizione di legge ritenuta costituzionalmente illegittima nelle more del giudizio incidentale di costituzionalità – una vera e propria figura di provvedimento abnorme ricorribile con ricorso straordinario ex art. 111 Cost., comma 2 (all’epoca, oggi 7) (in quel caso accolto da questa Corte con conseguente cassazione senza rinvio dell’impugnato provvedimento di urgenza) e non già con ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione. Non senza rilevare che, ove, anche in questa ipotizzata funzione di accertamento del quantum della giurisdizione, oppure si ipotizzasse, in ragione dell’allegata abnormità del provvedimento cautelare, la conversione del regolamento preventivo in ricorso straordinario, comunque l’inammissibilità del presente ricorso emergerebbe con evidenza sotto il concorrente profilo che nella specie non è neppure astrattamente identificabile una situazione di eccesso di potere giurisdizionale sub specie di abnormità del provvedimento adottato dal giudice”.

 

 

In un caso simile la Corte ricorda alle parti di quel giudizio che non solo ha avuto ad accogliere il ricorso straordinario quanto ha cassato senza rinvio il provvedimento di urgenza adottato dal Tribunale.

 

 

Ricapitolando, la Suprema Corte ha chiaramente dedotto che l’azione errata dell’avv. Pellegrino non poteva superare il limite di accertamento della Corte, poiché non avrebbe potuto decidere di ufficio.

 

Ma da quanto annotato si evince che il Governo avrebbe dovuto impugnare il provvedimento di sospensione per eccesso di potere giurisdizionale del Tribunale di Napoli dinanzi alla Corte Costituzionale mediante il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato e che in ogni caso il provvedimento di sospensione doveva essere impugnato con ricorso straordinario ex art. 111 Cost e che in un caso analogo la Corte di Cassazione aveva annullato un tale provvedimento con cassazione del provvedimento e senza rinvio al giudice.

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